Egitto: Farnesina su sito Viaggiare Sicuri toglie lo sconsiglio per Sharm di Cinzia Conti

Con un avviso pubblicato oggi sul sito Viaggiare sicuri la Farnesina ha tolto lo sconsiglio per i i resort situati a Sharm el-Sheik.
"In considerazione del deterioramento della generale situazione di sicurezza registrato nel Paese, si rinnova la raccomandazione di evitare i viaggi non indispensabili in Egitto in località diverse dai resort situati a Sharm el-Sheik, sulla costa continentale del Mar Rosso, nelle aree turistiche dell'Alto Egitto e di quelle del Mar Mediterraneo" si legge nell'avviso pubblicato oggi. Nell'avviso si aggiunge che "da alcuni mesi le Autorità egiziane stanno comunque compiendo un importante sforzo per garantire maggiore sicurezza nelle installazioni turistiche, con particolare riferimento a Sharm el Sheik".
I viaggiatori diretti nelle località turistiche debbono tuttavia essere pienamente consapevoli che anche in questi luoghi non si possono escludere gli effetti di tensioni politiche o il rischio di azioni ostili anche di matrice terroristica.
Immediata il commento di Astoi Confindustria Viaggi, che esprime piena soddisfazione per l'avvenuta rimozione dello sconsiglio per "una destinazione di fondamentale importanza per il comparto e per lo stesso paese Egitto", per il quale la voce turismo rappresenta una delle primarie componenti economiche nazionali.
"La rimozione dello sconsiglio - dichiara il presidente Luca Battifora - è arrivata pochi giorni dopo un incontro avvenuto tra una delegazione Astoi e il vertice operativo dell'Unità di Crisi del Ministero degli Esteri. L'incontro aveva una duplice valenza: verificare le reali possibilità di un'imminente rimozione dello sconsiglio su Sharm el Sheikh e effettuare una più ampia disamina dello scenario mondiale, dei cambiamenti in essere e dei radicali mutamenti avvenuti negli ultimi tre anni che hanno influenzato, e che in futuro potranno influenzare o anche solo interessare, il settore del turismo e, quindi, i nostri clienti e le nostre imprese. Un lungo e costruttivo colloquio che ha prodotto considerazioni condivise da entrambe le parti in merito alla necessità di ridisegnare modi ed interpretazioni delle informazioni che vengono costantemente fornite dalla Farnesina, con l'unico obiettivo di assicurare trasparenza ai consumatori e sostenibilità operativa alle aziende della filiera (agenzie di viaggio, tour operator, vettori charter)".
Fonte: Ansa

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Terrorismo, niente cellulari e tablet scarichi su voli diretti negli Stati Uniti

L’autorità federale per la sicurezza negli aeroporti Usa (Tsa) ha fatto sapere che ai passeggeri potrà essere chiesto di accendere i cellulari o altri dispositivi elettronici (compreso i portatili) e, nel caso fossero scarichi, non sarà consentito di portarli sull'aereo. In quel caso, i passeggeri dovranno essere sottoposti a ulteriori controlli

Nuove misure anti terrorismo da rispettare per chi vorrà andare negli Usa. Niente cellulari scarichi sui voli diretti negli Stati Uniti come deciso dalla Tsa (Transportation Security Administration).
L’autorità federale per la sicurezza negli aeroporti ha fatto sapere che ai passeggeri dei voli diretti per gli Stati Uniti da alcuni aeroporti internazionali (non è stato specificato quali) potrà essere chiesto di accendere i cellulari o altri dispositivi elettronici (compreso i portatili) e, nel caso fossero scarichi, non sarà consentito di portarli sull’aereo. In quel caso, i passeggeri dovranno essere sottoposti a ulteriori controlli.
Secondo quanto riferiscono diversi media americani, la misura fa parte di quanto annunciato dalla Tsa nei giorni scorsi per rafforzare la sicurezza nel timore di attentati da parte di terroristi dal Medio Oriente e dall’Europa. Gli addetti alla Tsa temono che cellulari, tablet, portatili e altri dispositivi elettronici possano essere usati come bombe. “Il nostro compito è quello di anticipare il prossimo attacco, non di reagire all’ultimo. Per cui continuiamo a monitorare la situazione a livello internazionale e sappiamo che persiste una minaccia terrorista contro gli Usa e in particolare contro la sicurezza aerea”, ha detto il ministro dell’interno Jeh Johson al programma ‘Meet the press’ della Nbc.
Il 3 luglio scorso gli Stati Uniti avevano suonato l’allarme anti terrorismo in una quindicina di aeroporti in Europa e Medio Oriente, e anche in Africa: “È necessario aumentare le misure di sicurezza perché esiste la possibilità che attentatori suicidi legati allo Stato Islamico in Iraq e nel Levante (Isis) tentino di imbarcarsi su voli diretti negli Usa portandosi addosso esplosivi in grado di ‘sfuggire’ agli attuali controlli”. In un comunicato diffuso dal Dipartimento per la sicurezza interna Usa non si faceva riferimento ad una minaccia specifica. Si affermava solo che ci sono “recenti informazioni in merito” ad una minaccia e pertanto erano state date direttive alla Tsa affinché “nei prossimi giorni applichi misure di sicurezza rafforzata” in diversi specifici aeroporti all’estero.
L’allarme americano era stato immediatamente recepito in diversi Paesi. A cominciare dalla Gran Bretagna, dove il ministro dei Trasporti Patrick McLoughlin aveva comunicato che nei principali scali del Paese sarebbero stati eseguiti maggiori controlli. Così come in Belgio, dove il ministro dell’interno Joelle Milquet ha affermato negli scali del suo Paese vengono effettuate maggiori verifiche “sul materiale elettronico, computer, telefoni, tablet” e altro. E anche in Africa. I controlli sono stati quindi notevolmente rafforzati. Sia quelli visibili al pubblico che quelli invisibili. 

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Capo Horn: lo scoglio più a Sud di Franco Brevini

Samuel Gutierrez Vargas è il guardiano del faro più meridionale del mondo. Franco Brevini del Corriere della Sera lo ha incontrato. Ecco come vive

Samuel Gutierrez Vargas ha portato la propria famiglia a vivere nel punto più a sud del mondoÈ il guardiano del faro di Capo Horn, il lembo di terra più meridionale del Sud America, uno scoglio spesso avvolto nelle nebbie, di fronte a uno dei mari più tempestosi del pianeta. Samuel è un soldato dell’Armada de Chile. Cabo de Hornos, secondo la denominazione spagnola, si trova infatti nelle acque territoriali cilene e il guardiano del faro è il rappresentante della Marina di quel paese. «Ti aspettavo. Ho visto la nave. Come va?», mi chiede stringendomi forte la mano, non appena emergo dai centosessanta gradini della scalinata di legno mezzo marcio, che dalla piccola baia in cui si sbarca conducono alla spianata sommitale dell’isola. Lo zodiac che mi ha condotto a terra è ripartito saltando sulle onde grigie e fiorite di spume alla volta della Stella Australis, la nave che da dicembre a aprile percorre le acque tempestose intorno alla terra del Fuoco, sostando davanti al Capo.

Samuel è un omone dalla faccia larga e sorridente. Ha una trentina d’anni e indossa la divisa nera dell’Armada, compreso un basco appoggiato di traverso sulla testa, che non si capisce come possa resistere alle raffiche del vento patagonico. «Vieni, andiamo dentro—mi fa segno indicandomi una casa bassa e lunga dipinta di rosso, che si allunga ai piedi del piccolo faro—oggi soffia meno dei giorni scorsi, quando abbiamo avuto punte fino a 200 chilometri all’ora, ma siamo sempre al Cabo». 

Il tavolato dell’isola, che è stata dichiarata nel giugno del 2005 riserva della biosfera dell’Unesco, è completamente privo di alberi, anche se il clima umido fa crescere un’erba gialla e folta. «Qui l’umidità è terribile—urla Samuel piegandosi nel vento—registriamo valori costanti fra il 70 e il 90 per cento. Se pensi che in estate, cioè adesso, la temperatura si aggira sui dodici gradi, puoi capire che il posto è piuttosto duro. Hai sentito l’acqua del mare? Due gradi tutto l’anno, meglio non caderci dentro». Sull’elevazione che sorge in faccia al faro si staglia il gigantesco rombo metallico, in cui è scolpita la silhouette di un albatro: 120 tonnellate di ferro, capaci di resistere a venti più impetuosi. È stato costruito per iniziativa della Cape Horn Captain’s International Brotherhood, la cui sede si trova a Saint Malo, in Francia, ed è stato inaugurato nel 1992. Accanto, la lapide in spagnolo con i versi di Sara Vial: «Io, l’albatro che vi attende / alla fine del mondo... / Io sono le anime dimenticate dei marinai morti / che hanno attraversato Capo Horn / provenienti da tutti i mari del mondo». 

«Sono quattro mesi che stiamo qui al faro di Capo Horn» spiega Samuel facendomi accomodare in un salotto del tutto simile a quelli delle nostre case. La moglie porta una tazza di te. È poco più giovane di Samuel, con lunghi capelli neri che cadono sulle spalle. «Sono arrivato il 1˚ dicembre 2012 e ripartirò il 1° dicembre 2013. La mia funzione è di vigilare sul mare qui intorno, controllare il traffico delle navi e assicurare il funzionamento del faro». Samuel abita su questo remoto scoglio a centinaia di chilometri dalla città più vicina insieme alla moglie e a due bambini. «Anais, la ragazza, ha nove anni e Samuel, il maschietto, sette. Adesso dormono perché hanno guardato la televisione fino a tardi. Ma poi si alzeranno e faranno i compiti. La scuola la fa mia moglie, non siamo insegnanti, ma ugualmente cerchiamo di prepararli, perché, quando rientreranno alla scuola di Puerto Williams, dovranno sostenere un esame per passare alla classe successiva. All’inizio hanno sofferto un po’ per la mancanza dei compagni. Ora stanno bene, sono felici e si divertono. I viveri mi sono inviati dall’Armada de Chile e, grazie alla disponibilità di Cruceros Australis, ogni due settimane io do loro la lista della spesa e il denaro e loro mi vanno a comprare quello che mi serve a Punta Arenas o a Ushuaia». 

C’è intorno un’aria di normalità, che contrasta con il mare dello Stretto di Drake, che ribolle feroce fuori dalla finestra. «La scorsa settimana abbiamo avuto onde alte venti metri, ma quassù la vita è piacevole. La gente pensa che chi sta qui non abbia nulla da fare, ma non è vero. Ho le visite della gente di passaggio, i passeggeri di Cruceros Australis e gli equipaggi delle barche a vela. Devo identificare tutte le imbarcazioni che passano di qua, provenendo da Europa e Africa. I guardiani dei fari sono dei volontari. Uno dei motivi per cui ho scelto di venire qui è la mia famiglia. Quando stavo a Punta Arenas, o ero in navigazione o lavoravo in ufficio. Qui alla fin del mundo mi sto godendo invece una nuova intimità con loro. Esco, cammino, gioco con i bambini. La vita qui al Capo in questi quattro mesi è stata fantastica».


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