Wakhan, prigionieri sul tetto del mondo



La vita dei nomadi è fatta di partenze. I kirghizi dell’Afghanistan si spostano da due a quattro volte l’anno, a seconda del tempo e della disponibilità d’erba per il bestiame. 


Chiamano la loro terra Bam-e Dunya, “il tetto del mondo”; è un territorio indubbiamente splendido, ma al limite estremo per la sopravvivenza umana.



In gran parte ad altissima quota (sopra i 4.250 m), è costituito da due lunghe valli scavate dai ghiacciai, nascoste nei più profondi recessi delle grandi montagne dell’Asia centrale. I venti soffiano con furia, e il clima non consente alcun tipo di coltivazione.

La temperatura si mantiene sotto zero anche per 340 giorni l’anno. Molti non hanno mai visto un albero.

Il territorio delle due valli forma una propaggine allungata che spunta dall’estremo Nord-Est dell’Afghanistan: il Corridoio del Wakhan, risultato del cosiddetto Great Game, un conflitto sotterraneo tra l’impero britannico e quello russo per il controllo dell’Asia centrale che durò per quasi tutto l’Ottocento.

Attraverso una serie di trattati stipulati tra il 1873 e il 1895, le due potenze crearono una “zona cuscinetto” per evitare il contatto diretto tra la Russia zarista e l’India britannica. La zona faceva parte dell’antica Via della Seta e fu percorsa da armate, esploratori e missionari.



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